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Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita
Storia dell’Uomo, storie di cibo

Arti, mestieri, tecniche d'insediamento, commerci, ma anche gli aspetti degradanti della colonizzazione e dello sfruttamento raccontano la storia dell'uomo nella sua evoluzione. Ancora più interessante l'interpretazione di questi temi attraverso la storia del cibo: le tecniche di coltivazione, allevamento, trasformazione e mutazione degli alimenti evidenziano le caratteristiche della dieta degli individui.

I legumi, ieri e oggi

In epoca medievale, i legumi erano considerati un piatto povero,
per chi non poteva permettersi la carne.

Oggi che la produzione di carne necessaria a sfamare tutto il mondo mette a rischio le risorse ambientali del nostro pianeta, i legumi, ricchi di proteine e adatti ad essere coltivati ovunque con pochissima acqua, simboleggiano il cibo preferito di chi è attento alla salute del proprio organismo e a quella dell’ambiente.

La scelta vegana, di alimentarsi solo con prodotti vegetali e non di origine animale, si sta affermando in tantissimi paesi del mondo, anche in quelli occidentali. Proprio per questo i legumi diventano la scelta alimentare preferita dalle classi più abbienti. Lì, quella che un tempo era l’unica opzione di nutrimento proteico, oggi rappresenta una scelta consapevole e “di moda”.

Mentre nei paesi in via di sviluppo, questi alimenti vengono attualmente raccomandati dalle organizzazioni internazionali come la FAO o l’OMS, come cibi integrativi e facili da reperire, per la dieta di bambini e adulti. Questi fattori hanno rinnovato l'interesse per la coltivazione dei legumi in molte zone.

In particolare, nel bacino del Mediterraneo sono stati avviati progetti agronomici e di miglioramento genetico per una crescita quantitativa e qualitativa delle leguminose da granella. Anche l'interesse dell'industria alimentare è stato stimolato, in vista della formulazione di nuovi prodotti a base di legumi soli o in combinazione con i cereali, e ciò ha contribuito a incrementarne il consumo, analogamente a quanto già avvenuto per la soia, dalla quale sono stati ottenuti molti prodotti con le più svariate caratteristiche.

I magnifici 9

La famiglia delle Leguminose è composta da oltre 13.000 specie. Quelle più conosciute e diffuse nel mondo sono 9: fagioli, piselli, ceci, lenticchie, fave, soia, lupini, cicerchie, arachidi. Scoprite la straordinaria varietà di questo alimento sfogliando il catalogo del Royal Botanic Gardens, QUI.

Gli Italiani e l’alimentazione.

Il comportamento degli italiani nei confronti del cibo e dell’alimentazione. Come è cambiato in tempo di crisi? Qual è il grado di fiducia dei consumatori nei confronti dell’alimentazione industriale?

Infografica: Gli Italiani e l’alimentazione.

Contributo inviato da Federalimentare

Il futuro del cibo sono i legumi: La FAO sostiene che le zone dell’Asia e del Pacifico devono aumentare la produzione di cibo per rispondere alle esigenze future. Alimento chiave? I legumi! Leggete l’articolo, QUI.

Tutto quello che c’è da sapere sui legumi: Tassonomia, storia e coltivazione dei legumi, in un approfondimento a cura del Dipartimento di Produzione Vegetale, Università della Tuscia, Viterbo. Scoprite tutto su fagioli, soia, piselli e fave, scaricate il power point, QUI.

In bocca al lupino: Scaricate la guida ai legumi a cura di Slow Food e scoprite le ricette della tradizione.

Mangiare un cucchiaio di legumi al giorno. Scoprite perchè su The Huffington Post.

La azienda americana Impossible Food ha inventato un hamburger vegano che replica il gusto e l’aspetto della carne. Leggete come ha fatto, su GreenMe.it.

Il movimento più trendy in Spagna ultimamente? È il veganesimo! Scoprite di più, su The Guardian.

Perchè si getta la frutta?

Basta una piccola ammaccatura su una mela. La difformità di colore di una pesca. La dimensione ridotta di una banana perchè questa frutta diventi uno scarto per la grande distribuzione. Nel settore ortofrutticolo, due terzi di quello che si produce viene perso lungo la filiera. Uno spreco che va ridotto per salvare non solo le risorse economiche ma soprattutto l’ambiente.

La maggior parte dello scarto nella produzione di frutta è legato a deformità e danneggiamenti causati spesso dalla cattiva coordinazione tra il campo e chi si occupa della sua distribuzione. La frutta arriva troppo presto o troppo tardi nei magazzini per il suo smistamento e quindi viene scartata perchè non rispetta gli standard di qualità richiesti.

Brutta ma buona: la seconda vita della frutta

Non sempre bello significa buono. Soprattutto in caso di frutta.
Fruta Feia, è una cooperativa nata a Lisbona per prelevare e rivendere frutta e ortaggi perfettamente commestibili ma che le norme europee, o semplicemente le norme estetiche imposte dalle grandi catene di distribuzione, impediscono di vendere nei supermercati o comunque di confezionare.

La perfezione non significa genuinità e i consumatori riscoprono i sapori e le forme della natura.
Scoprite di più su Fruta Freia sul sito EXPO Rai e sul New York Times.

TRA SCIENZA E CIBO

Una nuova scienza che studia la relazione tra alimentazione e salute con ripercussioni anche sulle generazioni future è la nutrigenomica. Una videointervista in occasione della Conferenza mondiale The Future of Science 2014 ci spiega con parole semplici cos’è la nutrigenomica.

CONTENUTO “EXPO KIDS”

Verso l'Expo 2015, meno sprechi in Italia!

Si tagliano gli sprechi alimentari per la propria salute (73%), per la crisi (51%) e per l'ambiente (14%) cambiando il paradigma della spesa e dei consumi a tavola. Scopri di più qui.

Contributo inviato da Action Aid


Troppi sprechi! Approfondite il tema dello spreco di frutta e verdura, in questo articolo di Forbes.

La situazione in Australia. Verificate quanta e quale frutta e verdura si consuma in Australia! Scaricate questo report del Governo Australiano.

Save food. Scoprite il progetto FAO per sensibilizzare sul tema dello spreco e della perdita di frutta e verdura. Visualizza il progetto e le statistiche, sul loro sito.

Quanto cibo viene sprecato nel mondo? Guardate il video Food wastage footprint e scoprite cosa fare per ridurre ogni giorno lo spreco.

Quando l’offerta supera la domanda. Il problema dello spreco in Svizzera.

Meglio la frutta di uno sport drink. Scoprite perchè su Corriere della Sera.

Scoprite il lavoro dell’attivista inglese Tristram Stuart per combattere lo spreco di cibo, sul sito di National Geographic.

In Francia, molti supermercati hanno adottato politiche di vendita nuove, per ridurre gli sprechi di cibo. Leggete l’articolo su L’Express.

Caccia, allevamento, industria: il futuro della carne

La carne ha rappresentato per secoli il cibo delle classi più ricche e potenti. La difficoltà di doverla cacciare prima, e conservare poi, con la diffusione dell’allevamento, ne hanno per secoli circoscritto l’uso solo a determinate persone particolarmente influenti. La carne è stata per molto tempo il cibo dei re e dei banchetti più solenni. Il piatto della domenica e delle occasioni speciali.

L’allevamento intensivo e le moderne tecniche di conservazione e distribuzione hanno permesso che dal primo Novecento la carne diventasse un cibo disponibile su tutte le tavole del mondo.

Oggi la carne può essere mangiata potenzialmente in tutti i Paesi del mondo, grazie ad un sistema produttivo molto efficiente. Tuttavia questo stesso sistema è responsabile di numerosi danni all’ambiente. Gli allevamenti intensivi hanno infatti bisogno di elevate quantità di acqua e producono molta anidride carbonica, inoltre necessitano di ampi spazi e si accompagnano a processi di desertificazione.

La soluzione non è nel diventare tutti vegetariani ma nello scegliere di consumare meno carne, variando i tipi e le razze e preferendo sempre quella che proviene da allevamenti di qualità, con disciplinari rigorosi e che forniscono informazioni chiare sulla tracciabilità dell’animale, a garanzia della salute degli animali e di quella dei consumatori.

La teoria vegana di Veronesi

L’oncologo Umberto Veronesi è un grande sostenitore di diete a basso contenuto di proteine animali. Ridurre il consumo di carne, potrebbe infatti contribuire a prevenire il rischio di malattie metaboliche e disturbi cardiovascolari legati al livello di colesterolo nel sangue.

Quanta acqua costa la carne?

Per ottenere un chilo di bistecca di bovino sono necessari più di quindicimila litri d’acqua nell’intero ciclo produttivo, più o meno l’equivalente di 110 vasche da bagno. Circa cinquemila litri sono necessari per produrre un chilo di formaggio. Si tratta di quantità d’acqua notevoli se paragonate a quelle necessarie per ottenere prodotti agricoli. Un chilo di grano, ad esempio, ha bisogno soltanto di 1.300 litri, mentre ad un chilo di carote ne bastano appena 131.

Leggete i dati dell’”Atlante della carne 2014” realizzato dalla fondazione ambientalista tedesca Heinrich Böll e l’associazione Friends of the Earth, che presenta i dati sulla produzione e sul consumo di carne nel mondo.

La carne nel mondo. Scoprite le tendenze globali sul consumo della carne, in questo articolo del The Guardian.

Paese che vai, carne che trovi. Scoprite le differenze tra i vari Paesi del mondo in base al loro consumo di carne, sul sito di Le Monde.

Diamoci un taglio. Scaricate la guida di Slowfood per scegliere la carne buona, sostenibile e con un giusto prezzo.

Un’alimentazione sostenibile prevede il consumo di cibo nutrizionalmente sano, con una bassa impronta in termini di uso di suolo e di risorse idriche impiegate. Approfondite sul sito del WWF.

Una corretta alimentazione ha bisogno anche delle proteine animali. Leggete lo speciale del Ministero della Salute.

Ricette vegetariane per Natale, scopritele su Giallo Zafferano.

Spezie preziose

Le spezie per i romani erano merci preziose, usate non solo in cucina ma anche come cosmetici e farmaci. Fu proprio il loro commercio ad unire Oriente e Occidente, come racconta Plinio il Vecchio nella Historia naturalis e a dare impulso alla navigazione e al commercio.

Da Cina, India, Arabia, Africa orientale, le spezie giungevano a Roma le carovane dei mercanti con i preziosi carichi attraverso una rete di piste che attraversavano l’Asia centrale, univano la Cina con l’Oriente e il Mediterraneo.

Il viaggio delle spezie

Scoprite lo straordinario viaggio compiuto dalle spezie: peperoncino, chiodi di garofano, cannella, noce moscata, curcuma, zenzero, ecc...

Scoprite tutte le spezie più note, qui.

La strada delle spezie. Scoprite la “via delle spezie” e la sua storia, sul sito della enciclopedia Larousse.

Tutto quello che c’è da sapere sul cumino. Leggete e scoprite la affascinante storia del cumino, raccontata da La Presse sul suo sito.

Il kebab, tra tradizione e gusto. Scoprite la storia del Kebab e di come si è imposto tra gli street food più noti e apprezzati, in oriente e in occidente, sul sito di Thrillist e su Cafe Babel.

Scoprite quali sono le nuove strade e possibilità legate all’esportazione del vino, nei mercati orientali, sul Financial Times.

Scoprite come in Cina si stia diffondendo la cultura e la voglia di... formaggio! Cliccate qui.

Scoprite quali cibi britannici vengono imitati negli USA, sul Telegraph.

Scoprite il progetto “Gout de France / Good France” che porta la cucina e i sapori francesi, in tutto il mondo. Cliccate QUI.

L’orto diventa una pratica mondiale

L’orto rappresenta una pratica di coltivazione diffusa in tutto il mondo con varianti legate alla biodiversità territoriale. La sua storia può essere considerata come l’espressione della cultura di un’epoca. La coltivazione dell’orto ha origini molto antiche. Intorno al 10.000 a.C i nostri progenitori da cacciatori diventano coltivatori, iniziano a piantare le prime specie vegetali con cui nutrirsi e curarsi, in un piccolo appezzamento vicino alla loro capanna. L’orto rappresenta quindi il sostentamento.

Anche gli antichi romani amano dedicarsi al loro hortus, uno spazio del giardino ben delimitato in cui piantano alberi da frutta, ortaggi e piante ornamentali. In questo caso l’orto rappresenta nutrizione ma anche godimento estetico.

La pratica della fusione di giardino ed orto si mantiene per parecchi secoli. Durante la seconda guerra mondiale in tante città si diffusero gli orti di guerra, piccoli orti urbani che servivano al puro sostentamento della famiglia in un momento in cui le risorse erano scarse. A partire dagli anni Sessanta la pratica di fare l’orto lentamente scompare sia nelle città che nelle campagne. Diventa un hobby da pensionati.

Oggi gli orti sono tornati di moda in tutto il mondo. Nelle scuole, nelle città, in campagna, ovunque si assiste ad un fenomeno globale di coltivazione “familiare”. Non è tanto una necessità economica, le statistiche evidenziano infatti come una buona parte della produzione venga regalata ad amici e parenti, quanto la soddisfazione di sapere cosa si mangia.

Oggi fare l’orto significa non solo scegliere di consumare consapevolmente cibo di stagione ma anche valorizzare il territorio in cui si vive, tutelare la biodiversità e riscoprire il piacere di stare a contatto con la natura. Sottrarre terreni al degrado e trasformarli in orti permette di riappropriarsi collettivamente di un bene comune. Condividere uno spazio e una visione del mondo. L’orto diventa aggregante. Una vera espressione di sostenibilità ecologica, economica e sociale.

L’orto a scuola

Sono tantissime le scuole in cui si fa l’orto. Un’attività manuale che si integra alla didattica. I bambini scoprono - armati di zappa e annaffiatoio - come si coltivano gli ortaggi, come si piantano i semi, osservano la natura, i suoi ritmi, imparano a rispettare il ciclo delle stagioni e a raccogliere i frutti del loro lavoro. In questi video Slowfood presenta alcune testimonianze raccolte nelle scuole di tutto il mondo.

Orti urbani

Coltivare l’orto permette di conoscere la provenienza dei cibi che portiamo sulle nostre tavole. Ma chi vive in città spesso non ha a disposizione lo spazio necessario per farlo. Ecco perchè in tutto il mondo si moltiplicano le possibilità di prendere un orto in affitto, di coltivare un orto comunale o di dare vita ad un progetto di orto sociale e condiviso, magari con l'appoggio del Comune e di un Gruppo d'Acquisto Solidale.

Scoprite l’iniziativa Incredible Edible nata in Francia e ora presente in tutto il mondo, che ha proposto una rete di orti solidali e collettivi per combattere la crisi economica e diffondere la pratica di una alimentazione sana e sostenibile.

Guerrilla gardening

In tutto il mondo la rete dei Guerrilla Gardening movimenti di resistenza non violenta contro il degrado urbano si estende capillarmente al motto “Libera il giardiniere che è in te!”. Sempre più cittadini si organizzano per coltivare aree e spazi abbandonati. Gli orti trasformano “la terra di nessuno” in aree di condivisione e incontro.

Leggete il blog dell’artista inglese Steve Wheen che attraverso il suo progetto di guerrilla gardening trasforma le buche che a Londra rendono difficile la viabilità di pedoni, ciclisti e automobilisti, in giardini fioriti.

I segreti per un orto perfetto. Guardate il sito della BBC in cui si danno suggerimenti e soluzioni per realizzare un orto in base alla propria disponibilità di spazio e tempo: un vaso vicino alla finestra, un balcone,un terreno vero e proprio.

Un social per coltivare l’orto. Grow the planet è il social network dedicato a chi vuole imparare a fare l’orto. Permette di personalizzare il diario di coltivazione in base alle temperature della regione in cui ci si trova e allo spazio a propria disposizione.

Gli orti in Africa. Scoprite il progetto Mille orti in Africa di Slow Food, guardate il video e scoprite come in 25 paesi africani la diffusione degli orti stia contribuendo a promuovere nelle comunità locali la cultura del cibo buono e prodotto eticamente, salvaguardando la salute e i diritti dei lavoratori agricoli.

L’orto sui tetti di Hong Kong. Ad Hong Kong la produzione di verdure è a km zero, direttamente sui tetti della città. Guardate il video.

In India, la rivoluzione agricola si focalizza sul “dry land farming”. Scoprite di più, su THE HINDU.

L’Università di Stanford ha individuato due possibili strade, verso un mondo senza fame. Scopritele QUI.

La rivoluzione del cibo va verso il “2.0”, secondo un recente intervento all’Università di Oxford, in UK. Scoprite tutti i dettagli, QUI.

In Europa servono più cereali, e di qualità migliore: leggete il report a cura di Les Echos.

La patata: simbolo dell’evoluzione del cibo e della coltivazione, secondo Modern Farmer.

Il portale “France agricole” ha individuato le linee di evoluzione nell’agricoltura, verso il 2020.

Capire l’estinzione, grazie al cibo. Scoprite di più su questo studio a cura della Geological Society of America.

Leggete l’accordo sul fair trade dei prodotti agricoli, stipulato dalla UE e dalla Corea del Sud, qui.

Scoprite di più sulle risorse agricole e territoriali in Sud America, sul sito del National Geographic.

Scoprite come variano i prezzi dei prodotti coltivati, anche grazie alle politiche della FAO.