IT | EN
Seguici su
Together in Education
Un progetto di:

TEMATICHE

Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita
Abbondanza e privazione: il paradosso del contemporaneo

Contraddizioni nel cibo e nella sua disponibilità: una parte della popolazione mondiale vive in condizioni di sotto-nutrizione e mancato accesso all’acqua potabile, un’altra parte presenta malattie fisiche e psicologiche legate alla cattiva o eccessiva nutrizione e allo spreco. Possono scienza, educazione, prevenzione, cooperazione internazionale, ingegneria sociale e politica ambire al superamento di questo doloroso paradosso?

Il riso, la sua storia, i suoi usi.

La coltivazione del riso è cominciata in Cina oltre diecimila anni fa. Nelle culture orientali è sinonimo di ricchezza al pari del denaro e dell'oro.
È indispensabile per l'alimentazione di tantissime persone, costituisce una vera risorsa contro le carestie.

La coltivazione intensiva del riso in Bihar

In Bihar, uno degli stati più poveri dell'India, grazie all'impegno di alcuni agricoltori, sono stati ottenuti raccolti di riso da record, senza il ricorso a sementi OGM ed all'impiego di erbicidi. Nel giro di poco tempo, coltivazioni di riso dalla scarsa produttività hanno dato origine a raccolti di oltre 22 tonnellate per ettaro. Si è trattato di un vero e proprio record mondiale per quanto concerne il riso, uno degli alimenti alla base della dieta di oltre la metà della popolazione del pianeta. Un risultato tanto sorprendente è stato ottenuto da parte di Kumar, un giovane agricoltore del distretto di Nalanda, in Bihar.

Gli esperti, increduli di fronte a simili risultati, hanno effettuato le verifiche necessarie, confermando i risultati ottenuti. Quanto accaduto in India non è certo frutto di un miracolo, bensì dell'applicazione di una tecnica di coltivazione del riso denominata System of Rice Intensification (SRI).

Si tratta di una metodologia per l'incremento della resa delle coltivazioni di riso che fu messa a punto in gran parte nel 1983, dopo vent'anni di osservazioni e di esperimenti, in Madagascar, ad opera del gesuita francese Henri De Laulaine. Le valutazioni sistematiche di tale tecnica ebbero luogo soltanto oltre dieci anni dopo.

Alla base del SRI, che in India ora è stato accolto come una importante opportunità di migliorare le rese agricole al fine di sfamare la popolazione mondiale senza il ricorso ad OGM (mediante i quali, in realtà, non si otterrebbero gli incrementi dei raccolti sperati), vi sono principi che includono l'impiego di una quantità di acqua minima (a differenza di quanto accade nelle comuni risaie) ed il trapianto di piantine ancora molto giovani, lasciando loro lo spazio necessario per un maggior sviluppo soprattutto a livello delle radici.

Si tratta di una tecnica che non comporta un maggior dispendio economico e che non richiede l'acquisto di sementi provenienti dalle multinazionali degli OGM, liberando gli agricoltori indiani dal loro pesante giogo. In anni precedenti, essa aveva ricevuto forti critiche, ma ora i risultati ottenuti rappresentano le prove evidenti del suo funzionamento.

La soluzione per rese migliori relative ai raccolti non risiederebbe dunque nella manipolazione genetica, ma nell'applicazione di una tecnica di coltivazione fino ad ora scarsamente considerata.

La teoria del riso

Uno studio realizzato dall'Università della Virginia ha rilevato che le differenze culturali tra le popolazioni del Nord e quelle del Sud della Cina derivano anche dal diverso modello di agricoltura praticata. Al Nord si coltiva soprattutto frumento, al Sud riso: Il cinese delle regioni settentrionali ha un carattere più individualista, mentre quello del meridione è più portato alla socialità e alla relazione con gli altri. Coltivare riso richiede infatti un lavoro di squadra soprattuto per la gestione delle acque, che sono un bene comune da amministrare tra tutti gli agricoltori. Chi produce e coltiva frumento, invece, tende a lavorare da solo e non in sinergia con gli agricoltori dei terreni confinanti. Per approfondire leggete lo studio.

Per battere la fame ci vogliono gli strumenti giusti!

Nel mondo ben 805 milioni di persone soffrono la fame.
Eppure si buttano via 1.3 miliardi di tonnellate di cibo. Per battere la fame scopri gli strumenti giusti: partecipa alla Giornata Mondiale dell’Alimentazione!

Contributo inviato da Action Aid


Il riso tra storia e natura Scoprite la storia e tutti i segreti del riso, sul sito della Duke University.

L'importanza del riso per la storia e per la scienza Scoprite che ruolo ha avuto il riso nella storia e nella evoluzione della cultura e delle persone, sul sito della Cambridge University.

Combattere i veleni del riso con i batteri. Leggete come su New York Times.

Gli scarti della lavorazione del riso saranno utilizzati per produrre pneumatici. Scoprite come su Corriere della Sera.

Coltivare riso a Bana, in Burkina Faso, grazie al progetto 'Riso Fluviale'. Più informazioni, qui.

Petrini, slow food e il cibo per tutti.

Carlo Petrini il presidente di Slow Food usa il termine “schizofrenia” per descrivere la società contemporanea, che si muove non tanto contro-natura, ma anti-natura. I ritmi alimentari mirano ad una iperproduzione paradossale, che conduce inevitabilmente allo spreco: “Produciamo alimenti per 12 miliardi di viventi. Al mondo siamo 7 miliardi e 1 miliardo di questi muore di fame. Questo significa che più del 50 percento della produzione alimentare va sprecato.” L’alimentazione, e quindi, strettamente connessa, l’agricoltura, non sono più intesi come mezzi di sostentamento e di sussistenza. Il cibo ha perso valore, e anche noi. Petrini interpreta la crisi che stiamo vivendo come un’occasione per rivoluzionare questo meccanismo satollo. “Il processo di liberazione da questa società malata passerà attraverso il cibo”, che in tutte le sue fasi coinvolge i rapporti umani individuali, sociali, di natura. “Cibo e Libertà” non vuole essere uno slogan, ma un sincero cambio di passo, una rivoluzione paradigmatica.

Le donne agricoltrici si portano il lavoro a casa.

Il progetto Near Home Garden ad Haiti. La storia di Kekette e Isna.
> Dopo aver ottenuto un finanziamento di micro-credito per avviare l’attività di vendita di prodotti alimentari, Kekette Simone si era resa conto che, a causa del tempo e delle spese di viaggio da sostenere per raggiungere i mercati dove vendeva i suoi prodotti, i profitti erano scarsi. In più, non aveva nessuno a cui affidare i suoi quattro figli mentre era via.
Residente nel nord di Haiti, 40 anni e con una famiglia da sfamare e di cui prendersi cura, Kekette desiderava trovare un altro modo per sbarcare il lunario. E’ allora che si è imbattuta nel Peasant Movement of Acul du Nord (MPA), un movimento di contadini partner locale di ActionAid Haiti, che le ha offerto un’alternativa.
Il Progetto Near Home Garden sostiene l'empowerment economico delle donne: coltivando ortaggi e verdure vicino casa, le donne possono produrre cibo e guadagnare dei soldi senza che questo impatti su altri impegni e ruoli che si ritrovano a dover svolgere, come la cura dei bambini.

Coltivare Profitti.
Kekette e la sua amica Isna Antoine, 39enne madre di un bambino piccolo, hanno sposato il progetto con entusiasmo. Dopo un corso di formazione con un agronomo dell’ MPA, le due donne hanno sgomberato i propri cortili e li hanno preparati per essere coltivati. Poco dopo, Kekette e Isna hanno iniziato a produrre pomodori e peperoni.
Kekette ha investito 1.850 gourde haitiani, pari a circa 40 dollari statunitensi, ed è entusiasta del risultato:
"Ho guadagnato 4.100 gourde (90 dollari) vendendo i miei pomodori e altri 2.560 (56 dollari) vendendo i peperoni. E' molto più di quanto potessi mai sperare di guadagnare nella mia precedente attività di vendita di prodotti alimentari".

Indipendenza economica
Prima dell’avvio del progetto Near Home Garden, nella zona l'agricoltura era prerogativa degli uomini. Con le aziende agricole a grande distanza da casa, per le donne era difficile prendere parte attiva al lavoro agricolo; dal momento che la sussistenza di circa il 70% della popolazione di Haiti dipende dall’agricoltura, questo comportava un significativo svantaggio economico per le donne.
ActionAid e MPA credono che le donne abbiano lo stesso diritto di accesso alle risorse degli uomini. Portare le attività agricole più vicine a casa è un modo per sostenere l'autonomia finanziaria delle donne. Circa 50 donne stanno beneficiando del progetto; di queste, almeno 30 hanno riportato un aumento del reddito."Non devo più chiedere soldi a mio marito per ogni piccola necessità. E ho abbastanza da reinvestire in altre attività, come l'acquisto di pulcini da allevare e vendere, quando il tempo non è buono per la semina", dice Kekette."Le verdure impiegano poco tempo per crescere, quindi posso piantarle più volte durante l’anno. La cosa buona è che ho sempre i soldi per le mie esigenze", aggiunge.
"Ora posso dare cibo da portare a scuola ai miei figli e comprare loro vestiti, e allo stesso tempo soddisfare le mie esigenze. Questo ha permesso a mio marito di concentrarsi sul completamento della nostra casa, e finalmente ora viviamo in una casa tutta nostra.Il progetto Near Home Garden è molto comodo per me dal momento che sto allattando un bambino. Al mattino, mentre il bambino dorme, innaffio l’orto e tolgo le erbacce, e lo stesso la sera. Non devo lasciare il mio bambino per andare a lavorare", dice Isna.

Agricoltura sostenibile
Kekette, Isna e le altre donne coinvolte nel progetto fertilizzano la loro terra con il compost ottenuto da rifiuti domestici, una delle tecniche di agricoltura sostenibile promosse da MPA e da ActionAid. Come sostiene Pierre-Festile Doudou, il Coordinatore Generale di MPA, questo va a beneficio sia della terra che della popolazione di Haiti:
"Non dovremmo mai incoraggiare gli agricoltori a utilizzare fertilizzanti chimici nelle nostre terre. Abbiamo intorno a noi tutto quello che ci serve per produrre il compost, che ci permette di coltivare i nostri prodotti senza introdurre sostanze chimiche nel nostro cibo".

Una combinazione vincente
Supportato da ActionAid, l’agronomo del MPA insegna alle donne come preparare la terra, come produrre e utilizzare il compost, come piantare i semi nella maniera giusta, come mantenere gli orti e raccogliere i prodotti. Si organizzano anche sessioni regolari per aumentare la consapevolezza delle donne riguardo ai propri diritti. Come testimoniano Kekette e Isna, è una combinazione vincente.

Contributo inviato da Action Aid


Il bambino che ha citato in giudizio lo Stato

Guatemala: Un caso di lotta per il diritto al cibo e l’accountability
Bryan ha sei anni. Probabilmente non saprebbe rispondere alla domanda “Chi è il presidente del Guatemala?”, ma tre anni fa ha fatto causa al suo governo, ed ha vinto.
Assieme ad altri 4 bambini affetti da seri problemi di malnutrizione, Bryan è stato il protagonista di una causa legale che Nuevo Día, una ONG locale (partner di ActionAid Guatemala), ha avviato contro lo Stato guatemalteco nel 2011. Citato in giudizio per non aver protetto i propri bambini dalla malnutrizione, in una sentenza storica per l’America Latina, il governo è stato giudicato colpevole – ma questo non significa che al partito del Presidente Otto Pérez Molina ciò importi. Bryan vive ancora in una capanna di paglia, sulle alte montagne del Guatemala orientale, in una città, Camotán, che è sinonimo di malnutrizione. Si stanca facilmente, non parla molto, i medici dicono che ha un disturbo della crescita - forse a causa di una malattia genetica, o forse di una condizione di malnutrizione prolungata.
Con l'obiettivo di produrre un cambiamento di lungo termine, il giudice ha disposto la realizzazione di programmi per l’alimentazione, la salute e l’occupazione da parte dei diversi ministeri competenti, così che le condizioni di Bryan potessero migliorare. Di fronte ad un tale esito, sia le famiglie che le comunità interessate erano euforiche. Da allora, non molto è però accaduto. L'unica novità degna di nota è che ciascuno dei bambini coinvolti riceve oggi un sacchetto di riso o una scatola di fagioli in più.

Jorge Castillo è il project coordinator di Nuevo Día, l'ONG che ha portato il governo in tribunale. Ecco cosa ha detto in merito.

VICE News: Qual era l'obiettivo principale del processo?
Lo scopo era quello di far pressione sullo Stato affinché modificasse le sue politiche -questo è il solo modo per sconfiggere fame e povertà. Lo Stato deve capire e riconoscere che siamo un Paese in cui i diritti vengono continuamente violati.

Quali erano le condizioni di salute dei bambini?
Parecchio gravi, di malnutrizione molto seria. Se non fossimo intervenuti, Mayra sarebbe potuta morire. Anche Leonel, che oggi ha 13 anni, è un adolescente, ha ancora dei problemi di crescita, problemi ai capelli, alla pelle. Mayra soffriva molto di diarrea, e lo stesso Dina e Mabelita.

Qual è stato il risultato del processo?
Abbiamo accolto le sentenze con soddisfazione. Chiaro, il fatto che il giudice abbia stabilito che erano state commesse delle violazioni è di certo un risultato, ma il risultato più grande è quello che questo processo ha insegnato ai funzionari statali. L'obiettivo, adesso, è che l’impatto di questa lezione si estenda a più guatemaltechi.

Che cosa deve fare il governo?
Riformulare le politiche pubbliche. Il giudice ha chiamato in causa 12 istituzioni pubbliche e prescritto l’attuazione di 28 azioni.

Che cosa ha fatto il governo?
Il Ministero dell'Agricoltura distribuisce mensilmente del cibo, il centro medico effettua più visite e a volte esamina la qualità dell'acqua. Quello che hanno fatto è essenzialmente intensificare i loro programmi, ma senza produrre risultati in quanto non possiedono un piano di lavoro coordinato.

La vita dei bambini è cambiata?
La condizione delle famiglie coinvolte è oggetto di un monitoraggio più attento, e i bambini hanno imparato ad interagire grazie alle frequenti visite. Le loro famiglie e madri parlano di più e in maniera più consapevole dei propri diritti.

Vi aspettate che il governo provveda?
Puntiamo sul fatto che lo Stato dia esecuzione alle sentenze. Il nostro obiettivo è che la vita delle famiglie cambi, gradualmente ma in modo sostanziale.

C'è stato un cambiamento in termini di rapporti di potere a Camotán a seguito del processo?
Le quattro famiglie direttamente coinvolte hanno imparato a difendere i loro diritti e hanno acquisito maggior potere. Quello che speriamo è che anche la comunità impari da loro e che cominci a rivendicare i propri diritti.

Contributo inviato da Action Aid



Alle pendici dell'Etna il paradosso si integra

Cortometraggio realizzato da Istituto Comprensivo Pestalozzi Catania in collaborazione con Accademia di Belle Arti di Catania

Il cibo, tra ineguaglianza e ingiustizia. Scoprite le questioni legate a ugualianza e giustizia rispetto al cibo, al suo consumo e al suo accesso nel contesto della South Carolina, attraverso questa presentazione della University of South Carolina.

Questioni di genere e cibo. Scoprite, analizzate e approfondite i collegamenti e le importanti questioni legate all’uguaglianza di genere, associata al tema dell’accesso e della gestione del cibo, in questo report della FAO.

Quale sport fa consumare più calorie? Scopritelo su Wired.

Anche se l’accesso al cibo è migliorato, la fame resta un problema per oltre due miliardi di persone, spiega The Guardian.

Nel Nord Africa stanno fiorendo le iniziative per un nuovo tipo di agricoltura, adattata ai cambiamenti climatici. Più informazioni qui.

Lo sviluppo sostenibile

Il concetto di sviluppo sostenibile è stato definito per la prima volta in modo condiviso a livello internazionale dalla Commissione Bruntland, promossa dall’Onu nel 1987, sotto la guida dell’allora premier norvegese, Gro Harlem Bruntland (da cui prese il nome) che elaborò un celebre rapporto intitolato “Our common future”. In questo documento si parla di: “sviluppo capace di soddisfare i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità delle future generazioni di soddisfare i propri”.

Per questo è importante che ogni attività umana sia orientata allo stretto legame tra l’utilizzo delle risorse del pianeta e quello che ne potranno fare quelli che verranno dopo di noi.

La vera sfida oggi è comprendere che i comportamenti individuali influiscono su quelli collettivi e che il modello di crescita infinita, della produzione e del consumo ossessivo sono diventati insostenibili, non solo per lo spreco e le difformità nella distribuzione dei redditi che generano ma soprattutto perchè le risorse mondiali non possono sostenerlo.

Sono tante le discipline coinvolte nell’elaborazione di nuovi studi e modelli per uno sviluppo sostenibile. Alcuni possono essere raccolti nel nuovo paradigma che propone l’economia della felicità. Qui, la dittatura del “Prodotto interno lordo” e del fatturato, propria del modello capitalistico e della società consumistica, viene sostituita dalla proposta di modelli che mettono al primo posto il sostentamento e il benessere di tutta la società, il rispetto dell’ambiente e della sostenibilità ambientale, economica e sociale.

La decrescita felice

Il filosofo ed economista francese Serge Latouche analizza il paradosso di Esterlin (1974) che dimostra come, oltre una certa soglia, l’aumento di reddito di una persona non influisca sulla sua felicità. Partendo da questa teoria, Latouche ha proposto un modello economico chiamato di “decrescita felice” in cui l’attenzione viene posta non più sullo sviluppo economico fine a se stesso ma su una sinergia con altri fattori, primo tra tutti la felicità.

La decrescita si articola in un insieme di principi e strategie, a cui ispirare sia i comportamenti concreti individuali (in particolare quelli di acquisto e di consumo), sia quelli collettivi e del sistema economico-produttivo nel suo complesso. Possono essere riassunti nelle cosiddette “otto R”: ridurre, riutilizzare, riciclare (le tre più famose e immediatamente comprensibili) e rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare. Scoprite in questo video di che cosa si tratta.

Dal PIL al BLI

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) a partire dal 2011 ha lanciato un nuovo indicatore per valutare il livello di benessere di un Paese, si tratta del Better Life Index (BLI) che italianizzato diventa BIL Benessere Interno Lordo.

Il BLI non tiene conto solo delle variabili economiche, come fa il Prodotto Interno Lordo (PIL), ma di numerosi altri fattori: lavoro, abitazione, reddito, educazione, relazioni sociali, ambiente, sanità, soddisfazione personale, governance, sicurezza, rapporto vita/lavoro.

Il paese più felice. Secondo il World Happiness report il paese dove i suoi abitanti sono più felici è la Danimarca. Sarà per via del cibo? Scoprite qui cosa mangiano i danesi.

La felicità in un piatto. Il professor Kosta Lekanides spiega perchè la felicità può venire racchiusa in un piatto, differente per ciascuno di noi. Guardate il suo intervento al TED Talk.

Il nuovo rapporto della FAO, denuncia l’impatto negativo che gli sprechi alimentari hanno sulle risorse naturali. Scoprite di più qui.

LA FAO interviene sul tema della biodiversità chiedendo interventi urgenti per la gestione delle foreste e le loro risorse. Approfondisci qui.

Ecodecalogo per feste green, leggete i consigli di Greenpeace.

Globalizzazione e obesità

Fino a qualche tempo fa, l’obesità era un problema più che altro occidentale. Durante gli ultimi vent’anni però, si è trasformata in una criticità globale.

Le statistiche riportano che oltre 500 milioni di adulti nel mondo sono obesi e oltre 1.5 miliardi sono sovrappeso. E se le proiezioni fatte dagli scienziati verranno confermate, entro il 2030 quasi il 60% della popolazione del mondo potrebbe essere o in sovrappeso o obesa. Tutto questo anche se rimane il dualismo (chiamato “dual burden”) di molte aree del terzo mondo, in cui coesistono, allo stesso tempo, obesità e malnutrizione. L’università di Harvard ha - proprio a questo proposito - pubblicato un saggio, che individua e mette a sistema le cause dietro al crescente diffondersi dell’obesità a livello mondiale. La causa principale, secondo questo studio, è la globalizzazione. Leggete il report, QUI.

Il nesso tra obesità e sviluppo economico, secondo FAO

L’Organizzazione mondiale della sanità definisce l’obesità una condizione di anormale o eccessivo accumulo di tessuto adiposo, a livelli tali da mettere in pericolo la salute dell’individuo” (WHO, 1998). Si tratta di un problema trasversale, che coinvolge in modo indistinto nord e sud del mondo. La FAO individua due fattori, cui viene imputata la causa dell’incremento del numero degli obesi nei paesi in via di sviluppo: l’urbanizzazione e l’evoluzione del lifestyle.

Inoltre, FAO analizza anche come l’obesità sia un vero e proprio problema non solo di salute personale, ma anche sociale, culturale e - in qualche modo - economico, perchè rende gli individui meno abili e meno produttivi, andando così a intaccare le possibilità di crescita, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Scoprite tutte le informazioni a riguardo, sul sito della FAO.

Attenti inglesi! Secondo uno studio condotto dal Global Burden of Disease study, pubblicato nel Lancet medical journal, in UK la percentuale di persone obese o sovrappeso è tra le più alte d’Europa. Scoprite di più, sul sito di The Guardian.

Francesi e sovrappeso. Consultate le infografiche e le statistiche, sulla questione dell’obesità in Francia, sul sito di Le Monde.

Cos’è la malnutrizione? Scoprite cosa significa essere malnutriti, sul sito del World Food Program delle Nazioni Unite.

Medici vs Fame. Medicins Sans Frontiers è un ente molto attivo sul versante della lotta contro la malnutrizione. Scoprite sul loro sito le loro azioni e i loro reportage.

La fame in Africa. Scoprite quali sono i 10 paesi in Africa in cui la malnutrizione è più diffusa, attraverso questo reportage.

Scoprite le foto del National Geographic che raccontano storie di fame ma anche di speranza, in tutto il mondo, QUI.

Gli “hunger games” non sono solo un film. Purtroppo, anche in America, sono una realtà. Leggete il report di NBC.

In Madagascar, per combattere la fame si coltiva il ricino. Leggete l’articolo su Le Monde.

Secondo le stime dell’ONU oltre un milione di persone soffrono la fame, a causa dell’Ebola. Leggete il reportage su Le Monde.

Senza acqua non c’è vita

Ogni anno 3 milioni di persone perdono la vita per mancanza di acqua, 1,4 miliardi di persone non hanno accesso regolare ed adeguato all'acqua potabile, mentre 2,6 miliardi non possiedono i servizi igienico-sanitari.

La mancanza di acqua potabile si accompagna a processi come la deforestazione e la desertificazione, all’inquinamento delle falde acquifere e all’utilizzo dell’acqua nelle industrie e nell’agricoltura.

Il rapporto World War Development presentato dall’Onu in occasione del World Water Day nel 2014 si è focalizzato proprio su acqua ed energia, viste come due elementi interdipendenti. Lo spreco d’acqua e la riduzione dell’inquinamento possono essere ridotti solo se si interviene sinergicamente sullo sviluppo sostenibile del sistema energetico mondiale.

L'acqua, come ricorda anche l’Unesco, è infatti un bene fondamentale per la salute e il benessere delle persone ed è l’elemento essenziale per la sopravvivenza degli esseri umani. Ecco perché è importante non sprecarne nemmeno una goccia.

L’impronta idrica del cibo

Una persona consuma giornalmente dai 2 ai 4 litri d’acqua, ma sono necessari da 2.000 a 5.000 litri di acqua per produrre il cibo che quella stessa persona mangia ogni giorno.

L'agricoltura assorbe la maggior parte delle risorse idriche del mondo. L'irrigazione utilizza oltre il 70% di tutta l'acqua dolce disponibile per l'uso umano, arrivando a oltre il 95% nei paesi in via di sviluppo.

Proprio per questo il settore agricolo è chiamato ad affrontare una sfida complessa: produrre più cibo di migliore qualità utilizzando sempre meno acqua.

Il WWF è impegnato in un programma internazionale Securing Water for people and nature che promuove l’uso consapevole e sostenibile delle risorse idriche in tutto il mondo da parte delle comunità locali.

L’acqua nella rete. The Water Channel è una piattaforma multilingue su cui è possibile visionare e caricare video dedicati all’uso e alla gestione delle risorse idriche nel mondo, per far crescere la consapevolezza e la conoscenza delle buone pratiche legate al suo utilizzo.

L’acqua è un diritto. Right2water è un’iniziativa dei cittadini dell’UE che invita la Commissione a proporre una normativa che uniformi la legislazione dei Paesi dell’Unione Europea stabilendo che l’acqua è un bene pubblico e non una merce, garantendone così il servizio a tutti i cittadini.

Bere una tazzina di caffè equivale a consumare 140 litri d’acqua. Approfondite il concetto di acqua virtuale su Il fatto quotidiano.it.

Il centro ricerche di Bill Gates sta lavorando per trovare soluzioni efficaci per il riuso dell’acqua. Scoprite tutte le novità, su Ars Technica.

Le università americane lo dicono da tempo: è giunta l’ora per l’elaborazione di un piano nazionale per la gestione dell’acqua negli Stati Uniti. Leggete di più, su Huffington Post.

Aprirà in Arabia Saudita il primo impianto desalinizzante a energia solare. Scopritelo.

In Africa l’acqua non solo non va sprecata, va anche riciclata.

L’acqua è davvero la nostra ricchezza? Dal Canada, ci dicono di sì.

Scoprite gli sforzi globali per garantire acqua per tutti, in modo sostenibile.

Scoprite gli interventi e le azioni della Environmental Protection Agency degli USA, sul tema dell’acqua, QUI.

Scoprite il progetto "Energy use in agriculture" per ottimizzare l’uso di risorse idriche nell’agricoltura.

Uno dei modi con cui si spreca più acqua? Attraverso lo sciacquone! Scoprite di più su The Guardian.